Regioni, Napolitano contro "l'abuso di denaro pubblico"

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricevuto questa mattina al Quirinale una rappresentanza della Conferenza delle regioni e delle province Autonome, guidata dal presidente Vasco Errani. Nell'odierno incontro, il presidente della Repubblica ha innanzitutto richiamato quello precedente del 26 settembre, nel quale aveva preso positivamente atto della risoluzione della Conferenza delle regioni rivolta a concorrere a "un immediato intervento legislativo per ridurre i costi della politica nelle regioni e stroncare intollerabili fenomeni di abuso del denaro pubblico e di malcostume". Leggi Il bel gesto di Formigoni - Leggi Federalismo responsabile, alleluia
11 AGO 20
Immagine di Regioni, Napolitano contro "l'abuso di denaro pubblico"
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricevuto questa mattina al Quirinale una rappresentanza della Conferenza delle regioni e delle province Autonome, guidata dal presidente Vasco Errani. Ha innanzitutto richiamato l’incontro precedente (26 settembre), in cui aveva preso positivamente atto della risoluzione della Conferenza delle regioni rivolta a concorrere a "un immediato intervento legislativo per ridurre i costi della politica nelle regioni e stroncare intollerabili fenomeni di abuso del denaro pubblico e di malcostume".

Per Napolitano si tratta di "problemi di riequilibrio della finanza pubblica e di adeguamento degli assetti istituzionali: problemi che hanno formato oggetto anche delle recenti decisioni del Consiglio dei Ministri e che investono l'insieme delle istituzioni rappresentative e delle amministrazioni pubbliche". Per il Capo dello stato "Non sono in questione i principi fondamentali della Costituzione e in particolare quello che nell'art. 5 associa l'unità e indivisibilità della Repubblica alla promozione e al riconoscimento delle autonomie locali. Sono in questione gli assetti e gli equilibri istituzionali delineati nella seconda parte della Carta, che da lungo tempo si è convenuto di dover sottoporre a interventi di riforma, a modifiche ben motivate". "Purtroppo anche la presente legislatura rischia di chiudersi senza che in questo senso si sia giunti a intese risolutive (fatta eccezione per la importante riformulazione dell'art. 81), pur costantemente sollecitate dal presidente della Repubblica fin dall'inizio del suo mandato. E' quanto meno auspicabile la rapida, positiva conclusione del confronto in atto per il completamento del processo di riordino delle province. Anche la necessità da anni ormai matura di operare - sulla base dell'esperienza nonchè dell'evoluzione del quadro europeo e infine della radicale modifica dell'art. 81 della Costituzione - una revisione della riforma del Titolo V varata nel 2001, è rimasta irrisolta".

Secondo il presidente Napolitano “la proposta di legge costituzionale approvata a questo proposito dal governo costituisce una prima parziale risposta su cui spetterà al Parlamento pronunciarsi. Ed è ugualmente al Parlamento, oltre che al governo, che le Regioni potranno rappresentare le loro preoccupazioni circa le modalità del contributo che esse sono doverosamente chiamate ancora a dare al consolidamento dei conti pubblici e alla stabilità finanziaria, attraverso misure urgenti e attraverso scelte lungimiranti di razionalizzazione e di disciplina unitaria della gestione complessiva delle risorse disponibili”.

L’intervento di Giorgio Napolitano è arrivato poco prima che il presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni, appena uscito dal vertice programmato oggi a via dell'Umiltà con il segretario della Lega Roberto Maroni e il segretario del Pdl Angelino Alfano annunciasse: "Miro a dare un segnale molto forte ai cittadini lombardi. Procederò con un forte rinnovamento dell'intera Giunta”. Quanto all'incontro avvenuto questa mattina con la Lega, Formigoni ha spiegato: "Questa mattina abbiamo cominciato a dialogare con Maroni. Mi sembra un atteggiamento molto positivo ma dobbiamo continuare a parlare. Indipendentemente da tutti poiché il presidente eletto sono io e voglio dare risposte ai cittadini lombardi”. Formigoni aveva poi aggiunto: “Ci sarà una forte discontinuità che metterò in atto già nei prossimi giorni”.

Ma l'intenzione di Formigoni di procedere ad un azzeramento della Giunta era già stata annunciata questa mattina dal governatore ai microfoni di Canale 5: "Se la Lega dovesse confermare che si è tirata fuori dai giochi andrò al rinnovamento completo della giunta o alle elezioni".

Il caso Lombardia ha scosso il centrodestra, anche e soprattutto perché la Lega aveva subito colto l'occasione per chiedere le dimissioni dello stesso Formigoni, il quale peraltro ha agganciato il destino della sua Regione a quello di Veneto e Piemonte, guidate dal Carroccio. "Ho provveduto a prendere su di me le deleghe degli assessori dimissionari, non potevo lasciare sanità, agricoltura, territorio senza un punto di riferimento, quindi mi riservo nelle prossime ore di attribuire nuove deleghe", aveva detto oggi Formigoni dopo aver 'sterilizzato' il blitz leghista di ieri.

La scena si era poi spostata a Roma, in via dell'Umiltà, sede del vertice. Qui si erano ritrovati lo stesso Governatore lombardo, Roberto Maroni e Angelino Alfano. "Dovrebbe venire anche Maroni, e in quel caso, la domanda che gli farò sarà: '”Sei ancora nella coalizione?'", aveva punzecchiato poco prima dell'incontro Formigoni ricordando che "l'alleanza è politica, si fonda sulla contemporaneità delle giunte di Lombardia, Piemonte e Veneto. Se cade una, cadono tutti e tre".

Angelino Alfano, segretario del Pdl, dal canto suo aveva assicurato: "Formigoni vuole e deve fare un gesto molto forte, dopo le parole di fortissima distanza da Zambetti, e crediamo che dirà e farà cose talmente forti da rimettere in marcia la Regione Lombardia".

Mentre dalla Lega, Matteo Salvini aveva raccolto e rilanciato: "L'azzeramento della Giunta mi sembra il minimo, e lo dico a malincuore. Se Formigoni debba fare o meno un passo indietro, sta a lui deciderlo. Se però Formigoni pensa che gli si stia facendo un dispetto e che, cadendo lui, cada la Lega anche in Veneto e in Piemonte, si sbaglia. La Lega non ha paura di nulla. Se poi sarà cosi', torneremo a votare e la Lega prenderà il doppio dei voti".